una ricerca continua
NON POSSIAMO DIMENTICARE, VOGLIAMO RICORDARE.
A cinquant'anni dalla strage di Piazza Fontana, dall'invenzione del mostro da sbattere in prima pagina, dalla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli nei locali della Questura di Milano, l'Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana e il Centro Imolese di Documentazione sulla Resistenza Antifascista organizzano due serate di approfondimento su quei tragici avvenimenti che hanno insanguinato l'Italia.

Oggi le responsabilità delle organizzazioni neofasciste manovrate da settori delle istituzioni nell'attentato alla Banca dell'Agricoltura e nelle successive stragi di Brescia, San Benedetto Val di Sambro, Reggio Calabria, Bologna, hanno trovato evidenza non solo nelle numerose sentenze dei tribunali della Repubblica ma anche nella coscienza collettiva degli italiani. Eppure la galassia neofascista e neonazista, che anche oggi non manca di trovare appoggi e solidarietà trasversali, continua a inquinare pericolosamente la vita del paese.

Per questo riteniamo indispensabile non lasciare nel dimenticatoio fatti e responsabilità le cui conseguenze sono ancora drammaticamente attuali.

MARTEDI' 10 DICEMBRE ALLE ORE 20,30 NEI LOCALI DEL CIDRA, VIA F.LLI BANDIERA 23


Gabriele Fuga, avvocato penalista del foro di Milano e autore, con Enrico Maltini, del libro Pinelli. La finestra è ancora aperta, Milano, Colibrì, 2016, parlerà sul tema:

Esecutori e mandanti della strage di Piazza Fontana

Introduce Massimo Ortalli dell'Asfai

Gabriele Fuga, classe 1946, è stato attivo sin dagli anni ’70 nella difesa di militanti di area libertaria ed extraparlamentare, accompagnata a una intensa opera di assistenza ai detenuti politici.


VENERDI' 20 DICEMBRE ALLE ORE 20,30 NEI LOCALI DEL CIDRA, VIA F.LLI BANDIERA 23


Benedetta Tobagi, scrittrice e saggista autrice del libro Piazza Fontana. Il processo impossibile. Torino, Einaudi, 2019

Massimo Varengo, Federazione Anarchica di Milano

dialogano sui processi, gli avvenimenti, le lotte sociali che hanno accompagnato la storia del Paese dalla strage di Piazza Fontana agli anni successivi

Benedetta Tobagi, classe 1977, da tempo lavora sulla drammatica storia dello stragismo e del terrorismo con la «Rete degli archivi per non dimenticare». Nel suo libro il racconto rigoroso del grande processo sulla strage di Piazza Fontana, una profonda riflessione sui rapporti tra giustizia e politica.

Massimo Varengo, classe 1947, è fra i militanti di più lungo corso dell’anarchismo milanese ed italiano. Sempre attivo nella efficace mobilitazione per sottrarre la storia di Piazza Fontana dalle false “verità”, interessate e strumentali, con le quali importanti settori delle istituzioni hanno cercato di nascondere le proprie responsabilità.





CENTRO IMOLESE DOCUMENTAZIONE RESISTENZA ANTIFASCISTA

ARCHIVIO STORICO DELLA FAI

Riunione Sabato 9 Novembre ore 17.00 OLMO LOSCA poeta anarchico ad antispecista presenta il suo libro Poesie dell'Olmo a seguire cena di autofinanziamento

In sintesi, la poesia sociale, chiede
l'autogestione, il mutuo appoggio, il libero
scambio di sensazioni, l'autonomia di tutti, la
vita. E non lo chiede al potere insindacabile
del Sistema o a sapienti seduti sui troni, non
a "culture" che non ci appartengono ma al
vento. Lo chiede alla burrasca che rende
sordi, alle montagne celate dalle nubi che
fanno il cammino difficoltoso, al richiamo
della sorgente che esplode in mille gocce, agli
zoccoli che attraversano i deserti, agli ululati
e ai bramiti. Lo chiede alla natura stessa,
unica e sola legge a cui prestiamo
obbedienza.
La poesia sociale è, incontrovertibilmente,
anarchica

Riunione SABATO 12 ottobre 2019 ore 17:30 presentazione del libro CHE NON CI SONO POTERI BUONI. IL PENSIERO (ANCHE ANARCHICO) DI FABRIZIO DE ANDRE’
a cura di Paolo Finzi, numero speciale della rivista anarchica «A», editrice A,

Milano, 2019, pp. 196, € 40,00

Sarà presente il curatore del libro
Paolo Finzi
seguirà apericena a buffet.

Riunione VENERDI 12 luglio 2019 ore 20:30 IMOLA 2-4 luglio 1919 La rivolta contro il caro vita
E’ passato meno di un anno dalla fine della Grande Guerra che, direttamente a causa delle battaglie e, indirettamente a causa di indigenze, malattie, esecuzioni sommarie di disertori, renitenti e disubbidienti, causarono la morte di circa 2.000.000 di persone e oltre 500.000 mutilati.

La fame attanaglia l’intera penisola, la disoccupazione è una piaga che colpisce duro in molte zone, anche nell’imolese. L’inflazione è alle stelle, il “caro vita” è una condanna per le popolane che ogni giorno vanno a far la spesa, barcamenandosi tra un portafoglio sempre più povero e prezzi che aumentano di giorno in giorno.

La rabbia popolare monta sempre più. Soprattutto nei confronti dei negozianti accusati, a volte a ragione, di essersi arricchiti negli anni di guerra speculando sul mercato nero, e di continuare a farlo ora gonfiando i prezzi e non rispettando il calmiere.

La prima città a sollevarsi contro il caro-vita e ad ottenere l’applicazione di un calmiere con prezzi ribassati del 50% è La Spezia. Le agitazioni si allargano a macchia d’olio, prima in tutta la Liguria, poi in Toscana, senza grossi incidenti. A questo punto è la volta della Romagna, la prima città a ribellarsi è Forlì il 30 giugno, due giorni dopo si solleva Imola, poi le manifestazioni si estendono anche a Faenza, Ravenna, Bologna ed in altre città.

E’ però nella nostra città che avvengono i maggiori incidenti ed alla fine della protesta si contano 6 morti e diversi feriti.

La vicenda avrà ripercussioni a livello nazionale e rappresenta una vivida anticipazione di quello che verrà poi denominat0 il “BIENNIO ROSSO”.



Filippo Servadei - storico



ci racconterà, nel centenario degli eventi, delle vicende imolesi in cui gli anarchici ebbero un ruolo di primo piano. Un’occasione per gettare un poco di luce su una serie di avvenimenti, ed un periodo storico, tanto importante quanto sconosciuto.

ANTIFASCISTI SENZA PATRIA SABATO 1 giugno 2019 ore 17:00
presentazione del libro di
PAOLO PASI
giornalista e scrittore

nel 1995 vince la prima edizione del premio giornalistico Ilaria Alpiè anche chitarrista e compositore, e fa parte della giuria del premio musicale Piero Ciampi, lavora in Rai come redattore del TG3

illustrazioni di Fabio Santin

Estate 1943. Quando gli «antifascisti non conformi», quelli per cui non arriva l'ordine di liberazione, lasciano il confino di Ventotene per essere rinchiusi nel campo di concentramento di Renicci d'Anghiari, trovano ad aspettarli centinaia di poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, quasi che il governo Badoglio tema di più questo pugno di sovversivi che le armate tedesche…
All'indomani della caduta di Mussolini, la maggior parte degli antifascisti rinchiusi al confino reclama e ottiene l'immediata liberazione unendosi alla resistenza contro i nazifascisti. Ma questa liberazione non avviene per tutti: alcuni di loro, in gran parte anarchici, vengono trattati dal governo Badoglio alla stregua di nemici, tanto che ne viene ordinato il trasferimento nel campo di concentramento di Renicci d'Anghiari, poco lontano da Arezzo. Inizia così il racconto corale di un viaggio che tra tentativi di fuga e ricordi di lotta porterà questi «antifascisti senza patria» nel famigerato Campo 97, dove già migliaia di prigionieri di guerra, per lo più slavi, patiscono condizioni di vita durissime. Unica speranza: evadere. Ed è appunto quello che faranno alla fine di quei quarantacinque giorni che intercorrono tra la caduta del fascismo e l'armistizio. Una storia realmente accaduta, narrata attraverso le vicende di undici personaggi dal passato ribelle e dal futuro incerto: uno scrittore futurista, un catalano sfuggito alla repressione di Franco, un combattente piacentino tornato dalla guerra di Spagna, un fabbro triestino e un barbiere siracusano, una donna dal destino avverso che però non si è arresa …

Sarà presente l’autore e seguirà apericena buffet

Riunione 1° maggio 2019 a Imola ci ritroveremo alle 10 in piazza dell'Ulivo per il comizio. Seguirà il pranzo sociale e solidale all'Archivio Storico della FAI (via f.lli Bandiera, 19 cortile interno entrata dal parcheggio dell’”Ospedale Vecchio”
Mancanza di sicurezza sul lavoro e sulle strade (13000 decessi in 10 anni, circa la metà “in itinere”), lavoro nero, espropriazione dei diritti dei lavoratori e riduzione del loro potere contrattuale, stagnazione dei salari, tasso di disoccupazione giovanile altissimo, mancanza di figure professionali specializzate in alcuni settori chiave come la sanità e l’istruzione, corruzione, estrema burocratizzazione, evasione fiscale, ecc …
Questi sono solo alcuni dei principali problemi che affliggono l’economia italiana che si avvia ormai verso un’aperta recessione.
Non possiamo nasconderci il fatto che, la sfida, sia quella di riuscire a gestire una transizione positiva da un’economia che pone al centro dell’attenzione la produzione di beni industriali tradizionali ad una che basa la sua ricchezza sulla produzione di servizi, e ricalibrare tutto l’apparato amministrativo, economico e governativo in questo senso.
Quello che manca è una visione d’insieme del problema. In un paese in perenne campagna elettorale non è possibile nemmeno pensare ad un piano di sviluppo di lunga durata che permetta di imprimere una direzione certa all’economia del paese, per ovviare ad una situazione di stallo che pare ormai strutturale. La democrazia rappresentativa italiana mostra così tutta la sua schizofrenia. Il cortocircuito che si è venuto a creare tra gli interessi economici del sistema paese e gli interessi privati, tra la rappresentanza eletta dal popolo per il popolo e l’imprescindibile ossequio della stessa verso i “poteri forti”, blocca la nostra “crescita economica” e spinge sempre più l’Italia verso la recessione. La necessità costante di accaparrarsi voti spinge tutti i soggetti politici, chi più chi meno, a rivolgersi alla “pancia” dell’elettorato. Oggi le elezioni non si vincono grazie a seri e studiati programmi politici che puntino allo sviluppo del paese, anche a costo di misure scomode ma necessarie, e alla capacità dei politici di convincere gli elettori della bontà dei propri programmi. Le elezioni le vince chi riesce ad interpretare meglio ciò che il popolo vuole sentirsi dire e a dirglielo nel modo più chiaro e semplice possibile.
Oltre ai limiti e alle ingiustizie intrinseche del sistema capitalista, il principale problema dell’Italia pare essere rappresentato dalla scarsa qualità e dalle ridotte capacità di chi ha nelle mani la governance del paese. C’è chi afferma che questo problema potrebbe essere ovviato attraverso l’imposizione di un uomo forte al comando o attraverso la concessione di maggiori poteri attuativi a chi ha in mano la direzione del governo. Noi pensiamo che un tale accentramento del potere, anche se potrebbe essere positivo a livello strettamente economico, non farebbe altro che portare ad una ulteriore limitazione delle libertà individuali ed al peggioramento delle condizioni di vita di chi, come individuo, famiglia, gruppo sociale, etnico o religioso, si trova già ai margini della società e del sistema economico.
Il benessere dell’economia italiana non può e non deve essere calcolato solamente attraverso l’andamento della borsa o degli altri indicatori di mercato. Così come il valore di una economia si calcola attraverso la somma dei valori di tutti i soggetti economici presenti in tale economia, il benessere di un’economia non si può calcolare se non attraverso la somma del benessere espresso da tutti i soggetti presenti in quell’economia.
Non esistono soluzioni forti o riforme in grado di eliminare le ingiustizie, gli squilibri, le aberrazioni della società capitalista-neoliberista globalizzata, solo lavorando e lottando per una società anarchica e libertaria potremmo dar forma, un giorno, ad un mondo migliore e viverlo appieno.

Riunione 80 anni dopo
1936- 1939. La Guerra civile di Spagna. Documenti e riflessioni
(Imola 27 marzo- 13 aprile 2019)



27 marzo- 6 aprile 2019
Biblioteca comunale di Imola (via Emilia, 80)
Esposizione documentaria sulla Guerra civile spagnola

1 aprile 2019 ore 20.30 Cidra (via F.lli Bandiera, 23) Inaugurazione mostra
Dagli archivi del Cidra e dell'ASFAI documenti e immagini della Guerra civile spagnola
(1 aprile-13 aprile 2019 aperta il mar. gio. sab. 9.00-12.30/ 14-18) a seguire
Il cinema della rivoluzione
Incontro con Alfredo Gonzalez storico della Federación Anarquista lbérica

2 aprile 2019 ore 20.30
Biblioteca comunale di Imola (via Emilia, 80)
La Guerra civile spagnola come conflitto internazionale Conversazione di Enrico Acciai, Università degli Studi di Bologna Andrea Torre, archivista dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri presenta la banca dati on line Oggi in Spagna, domani in Italia

9 aprile 2019 ore 20.30
Sala conferenze Cidra (via F.lli Bandiera, 23)
Imolesi nella Guerra civile di Spagna
Conversazione di Massimo Ortalli e Giuliana Zanelli

74°ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DIIMOLA DOMENICA 14 APRILE 2019 74°ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DIIMOLA 74°ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DIIMOLA
Una giornata per ricordare i segni lasciati dalla storia in città e in montagna, per continuare ancora oggi la resistenza.
Dalle ore 16 passeggiata antifascista.
Dalle ore 18 Aperitivo e presentazione del libri GRUNE LINIE con Giancarlo Barzagli

Secondo Appuntamento martedì 16 Aprile alle 20.30

Proiezione del film IL LEONE DEL DESERTO all'Archivio Storico della FAI

SABATO 23 febbraio 2019 ore 17:00 Presentazione della seconda ristampa aggiornata del manuale di difesa legale edita dall’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione https://mutuosoccorso.noblogs.org/. STOP AL PANICO!
Discuteremo delle novità in tema di repressione del dissenso e del processo penale – con uno sguardo anche al recente decreto sicurezza - .

Saranno presenti alcuni attivisti e avvocati dell’Associazione impegnati a difendere chi partecipa a manifestazioni e movimenti dal basso.

VENERDI 8 giugno dalle 19:00 aperitivo … … a seguire presentazione del libro Guido Candela e Antonio Senta LA PRATICA DELL'AUTOGESTIONE Edizioni Elèuthera saranno presenti presente gli autori Guido Candela e Toni Senta
Oggi che la razionalità dell'homo oeconomicus, basata su individui parcellizzati ed egoisti, è sempre più messa in discussione dopo i disastri umani e ambientali cui ha portato, un'altra razionalità va configurandosi nello spazio socio-economico, quella dell'homo reciprocans, basata su un altruismo cooperativo e solidale che trova nell'autogestione gli strumenti più adatti per trasformare la società.

L'autogestione, intesa come una pratica organizzativa caratterizzata da forme di cooperazione non gerarchica, è una trasformazione del tessuto socio-economico immediatamente applicabile in ogni tempo e spazio. Intrecciando discipline diverse, un economista e uno storico dimostrano – ricorrendo anche a test sperimentali basati sulla teoria dei giochi – come sia non solo possibile ma persino conveniente sostituire la prevalente I-rationality, basata sulla competizione e l'interesse personale, con una emergente we-rationality, basata sulla solidarietà e l'aiuto reciproco. Si delinea così un'inedita analisi che peraltro conferma quello che i libertari vanno sostenendo da oltre centocinquant'anni, ovvero che l'idea di una società cooperativa gestita dal basso non è un'utopia ma un progetto a portata di mano. Come testimoniano le molteplici correnti autogestionarie già attive nel tessuto sociale – dalle scuole libertarie alle reti di produzione e consumo, dai fautori dei beni comuni ai movimenti per la decrescita, ecc. – che vanno sperimentando in una miriade di qui e subito le tante forme dell'autogestione.



Guido Candela, già docente di Politica economica, è professore Alma Mater nel Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Bologna.



Antonio Senta (Fiesole, 1980), ricercatore presso l'Università di Trieste, è membro del comitato scientifico dell'Archivio Famiglia Berneri-Chessa di Reggio Emilia e della collana OttocentoDuemila promossa dall'associazione Clionet.

Riunione 1° MAGGIO 2018 come tutti gli anni … Primo Maggio anarchico a Imola

per un mondo senza confini e senza sfruttamento
per un 1° maggio antimilitarista
per un 1° maggio anticapitalista
per un 1° maggio antirazzista
per un 1° maggio antisessista
per un 1° maggio contro la repressione

VIVA LA LIBERTÀ DI TUTT*
per un mondo di solidarietà e uguaglianza
programma:
Piazzetta dell’Ulivo
ore 11 comizio del compagno Vinoscky
distribuzione della stampa ed editoria libertaria
a seguire presso la sede dell’Archivio Storico della Fai, via f.lli
Bandiera n. 19
pranzo sociale
C’E' POCO DA STARE ALLEGRI, ANZI ...
Sfruttamento, precarietà, contratti di solidarietà, cassaintegrazione,
licenziamenti, migranti senza tutele, razzismo, disoccupazione,
inoccupazione, lavoro nero…Contro questa società basata sul furto delle
nostre vite, sulla emarginazione, sulla discriminazione, per un mondo
senza confini, senza barriere, riaffermiamo il nostro diritto alla
solidarietà, all’autogestione, alla libertà.
IL 1° MAGGIO È NATO ANARCHICO

Riunione 7 aprile 2018 sabato ore 14:30 INCONTRO PUBBLICO CON LA COOP IRIS
GASimola
Assemblea degli anarchici imolesi

INCONTRO PUBBLICO CON LA COOP IRIS

agricoltura biologica
gestione diretta e proprietà collettiva
40 anni di lavoro e partecipazione per una giusta economia e il rispetto dell'ambiente

Riunione 18 marzo 1871 - 18 marzo 2018 domenica dalle ore 12 gli anarchici imolesi ricordano la Comune di Parigi grande pranzo sociale di autofinanziamento e convivialita'
a seguire:

•chiacchierata sul significato storico /politico della Comune
•musica con Wolfman reggae selectah (UK)

Il 18 marzo 1871 a Parigi il popolo in armi, appoggiato dalle truppe regolari alloggiate nella capitale, da inizio alla rivolta che sfocia nella proclamazione della Comune. Nei giorni seguenti la Comune viene proclamata anche in altre importanti città francesi.
La Comune di Parigi sorge in aperta opposizione al governo della neonata Terza Repubblica (proclamata il 4 settembre 1870) che ha tentato di reprimere le maggiori spinte rivoluzionarie di carattere socialista e federativo, nonché di favorire la pace con la monarchia Prussiana (guerra franco-prussiana 19 luglio 1870 – 10 maggio 1871) come preludio alla restaurazione della monarchia francese. La capitale francese è circondata dall’esercito prussiano a partire dal 19 settembre 1870 e la situazione alimentare ed igienico-sanitaria in città peggiora progressivamente. Nonostante la preponderanza di forze il governo repubblicano non attua alcun serio tentativo di rompere l’accerchiamento.
La Comune parigina si caratterizza come la prima insurrezione a carattere socialista. Molto influenzata dalle tesi proudhoniane, di stampo anarchico e libertario, vede la partecipazione anche di esponenti comunisti (allora chiamati “blanquisti”) e di neo-giacobini. La Comune di Parigi adotta a proprio simbolo la bandiera rossa e promulga una serie di decreti che non hanno precedenti nella storia dell’occidente moderno.

Riunione SABATO 27 gennaio 2017 ore 17:30 Imola dal '68 al '77. MOVIMENTI E GRUPPI EXTRAPARLAMENTARI DI SINISTRA presente l'autore Filippo Servadei
1968-1977, un "quasi decennio" che ha sconvolto la società italiana a tutti i livelli. Una fase della nostra storia complessa da analizzare a causa delle sue molteplici sfaccettature e delle interconnessioni tra la dimensione locale, quella nazionale, e quella globale. Ma, anche un periodo storico spesso appiattito su definizioni troppo semplicistiche che ne colgono solo aspetti parziali, ancora appesantito da reticenze e segreti sia da parte di coloro che ne furono i protagonisti sia a livello istituzionale.
In occasione del cinquantenario dall'inizio di quella "era" una serata di dibattito su questi temi con la presentazione della tesi di laurea magistrale
Una occasione per una chiacchierata su questi eventi ormai relativamente distanti a livello temporale ma che ancora fanno sentire il loro peso. Se non altro per il fatto che spesso simboleggiano un "trauma" e che la conclusione di questa fase storica ha, sotto molti aspetti, comportato una frattura netta tra le generazioni che l'hanno vissuta, e quelle che sono venute dopo.


Da noi l’estate 1968 scivola via in una città che si riflette compiaciuta nella XVI Fiera del Santerno ed è orgogliosa di ospitare il 1° settembre sul circuito dei Tre Monti i campionati mondiali di ciclismo. Il movimento studentesco fa stampare (senza riuscire a distribuirlo) un volantino che vuole ricordare al pubblico degli sportivi la lotta dei Vietcong.


IL PIANETA MANGIATO La guerra dell’agricoltura contro il pianeta DISSENSI edizioni Mauro Balboni è nato Bolzano nel 1958 e vive oggi in Svizzera (dopo essere passato per Austria e Inghilterra). Si è laureato in Scienze Agrarie all'Università di
Il libro non fa sconti e farà discutere, ma qui parlano i dati.

“No, il Pianeta Mangiato non è l’ennesima dieta salva-umanità, o salva-ambiente. E’ un segnale di allarme: qualunque dieta vi siate già confezionati, qualunque sia il tipo di agricoltura che soddisfa le vostre aspettative, per salvare il mondo dovranno essere condivisi anche dai miliardi di noi che non sanno neanche di cosa stiamo parlando, e dei miliardi che non hanno il potere d’acquisto per scegliere niente. Altrimenti qualunque scelta sarà sbagliata. E potremmo non avere una seconda occasione. Scritto da un ex dirigente di livello internazionale nel settore dell’agroindustria, è un libro di denuncia ma è anche un invito e uno stimolo al cambiamento.”
Mauro Balboni è laureato in Agraria all’Università di Bologna, cosa da tenere ben a mente perché troppe volte ci si trova a discutere con vegetariani, fruttariani, primitivismi, vegani, respiriani, onnivori, carnivori e ognuno afferma che la sua scelta era la “soluzione”. Per non parlare di chi ha trovato la “soluzione finale”, i primitivisti raccoglitori/cacciatori e gli anticivilizzatori.
Molto, ma molto raramente ci si trova a discutere con chi ha una preparazione seria e sa almeno cosa sia l’agricoltura, non serve necessariamente sapere cosa sia la fototosintesi clorofilliana o cosa sia e chi produce metano enterico, ma almeno la differenza tra un cereale e un frutto questo si.
Siamo tutti animati da buone intenzioni, ma molti con la loro verità e già questo deve far pensare.
A Gioacchino Rossini chiesero un giudizio, richiesto, su un’opera “C’è del nuovo e c’è del bello. Ma il bello non è nuovo e il nuovo non è bello”. Ecco, questa è l’attuale situazione e di qui bisogna uscirne.
“Si chiama AGRICOLTURA. Oggi è un’industria dai molti danni collaterali: ha inventato una pandemia, la globesità; si beve il 70% dell’acqua dolce del pianeta; ha sconvolto cicli geochimici planetari; è tra le cause del riscaldamento. Dobbiamo cambiarla. Ma non sappiamo come, combattuti tra l’ottimismo dominante della crescita continua (ribattezzata all’occorrenza “sostenibile”) e l’idealizzazione del cibo pre-industriale (che sfamava 1 miliardo di persone, ma forse non i 10 miliardi del 2050) Mentre incombe la sfida finale, all’incrocio più pericoloso della civilizzazione umana: produrre cibo su un pianeta caldo e ostile, con sempre meno terra fertile ed acqua per irrigare. Dove il grano per la pasta potrebbe arrivare dall’Artico, i pomodori dai tetti del vostro quartiere e le proteine sintetiche dai batteri di un laboratorio.”
La società olandese di prodotti caseari Numico, di proprietà del colosso Danone, trasferirà 5000 mucche da latte olandesi e tedesche in Russia.
Gli animali saranno trasportati a 4.500 km, in uno stabilimento in Tyumen, nella Siberia occidentale.
In Svizzera ci sono dai 30/40.000 bovini in eccedenza, dato che diventa di oltre 300/400.000 sommando le eccedenze di tutti i paesi limitrofi. La produzione di prodotti vegetali sono anche loro eccedenti.
Per cui arriviamo al paradosso che il surplus dei prodotti dall’agricoltura uccide più che la fame. Sovrappeso e obesità (2.000.000.000 in tutto il mondo e con crescita anche nei paesi poveri) uccidono oggi nel mondo più persone della fame.
Big Food/Big business sa già esattamente cosa fare e da tempo.
Non ci sarà meno agricoltura, ci sarà più agricoltura, quella che sta divorando il pianeta.
Ha già pianificato tutto e da tempo. Non ce ne siamo accorti.
Entrate in un supermercato e con attenzione guardate i prodotti alimentari, non sono gli stessi di anni fa. Sono cambiati, l’offerta è cresciuta. Il prodotto vegetale fresco non esiste quasi più. E’ stato sostituito dal prodotto congelato oppure in un aumento di offerta di ogni genere di cereali o semi. Crescita dell’offerta di carni trasformate in prodotti a lunga conservazione, gli insaccati. Improvvisamente è apparso lo yogurt.
Tutte proteine prodotte in eccedenza che sono proposte trasformate, non riconoscibili. Big Food ha indotto e induce in continuazione nuovi bisogni.
Un esempio? Pets! Animali domestici. In Italia ce ne sono 60.000.000 e devono tutti mangiare, possibilmente sano, nutriente, vegetariano o vegan anche se canidi o felini. Non faccio polemiche, ma tenere milioni di uccelli in gabbia o pesci in un vaso è un abominio e umanizzare gli altri animali domestici è stato un colpo da maestro di Big Food/Big business.
Pensavamo che “biologico”, “chilometro zero”, “vegan” fossero la giusta strada? Dobbiamo ripensare questi termini perché Big Food/Big business se ne è impossessato.
Rientrate nel supermercato. Da tempo sono apparsi reparti dedicati: “bio”, “vegan”, “chilometro zero”. Piccolo particolare, costano molto. Il ricarico medio, dal costo di produzione al prezzo di vendita, è molto più alto che nei prodotti normali.
Big Food/Big business si è trovato un bisogno nuovo senza muovere un dito e a costo zero. Abbiamo lavorato, gratis, per loro.
La soluzione per fermare questa folle corsa verso il baratro?
Tecnicamente non impossibile.
Difficile, ma necessario, un cambio radicale del nostro pensiero e del nostro rapporto che abbiamo su alimentazione e agricoltura.
Questo libro è di facile lettura, ma può essere di non facile digestione.
Ma sono i dati riportati che fanno sentenza.
Non da una soluzione certa e sicura, porta a pensare in modo diverso.
Da qui si deve ripartire e stare ben attenti a non lavorare gratis ancora una volta per Big Food/Big business.
Un solo consiglio, prima di criticarlo, va letto e digerito.